Bonus ristrutturazioni 2026: come funziona davvero (e come evitare errori che ti fanno perdere soldi)
Quando si parla di Bonus ristrutturazioni (o “bonus casa”), di solito succede sempre la stessa cosa: senti mille versioni diverse, ti arriva l’amico che “sa tutto”, poi apri un sito e trovi altre eccezioni. E, alla fine, ti rimane un dubbio semplice:
“Ok… ma io, a casa mia, cosa devo fare per non sbagliare?”
Qui trovi una guida chiara, pratica e aggiornata per capire detrazione ristrutturazione, lavori ammessi, percentuali, documenti e pagamenti. Senza giri di parole, perché alla fine la sostanza è sempre quella: se sbagli un passaggio, rischi di perdere la detrazione oppure di dover rifare carte e pratiche.
Cos’è il Bonus ristrutturazioni (in parole semplici)
Il Bonus ristrutturazioni è una detrazione IRPEF sulle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio.
In pratica: una parte di quello che spendi torna indietro come detrazione, di solito in 10 rate annuali.
Negli anni le percentuali sono cambiate (e cambieranno ancora).
Quindi, prima cosa: conta la data del pagamento (criterio di cassa).
Quanto “vale” il Bonus ristrutturazioni: percentuali e limiti
Qui è dove spesso nasce confusione. Quindi vado dritto:
Anno 2025
detrazione 50% (fino a 96.000 €) solo se l’immobile è abitazione principale e paga il proprietario (o titolare di diritto reale). Negli altri casi, 36% (sempre fino a 96.000 €).
Bonus Ristrutturazioni 2026: aliquote confermate
Ecco la cosa importante: nel 2026 non cambia rispetto al 2025.
Se l’immobile è abitazione principale (e chi sostiene la spesa è proprietario o titolare di un diritto reale), la detrazione è 50% su un massimo di 96.000 € per unità immobiliare.
Negli altri casi (per esempio seconde case o immobili non adibiti ad abitazione principale), la detrazione è 36%, sempre con limite 96.000 euro.
La detrazione si recupera in 10 quote annuali di pari importo.
2027: cosa cambia davvero
Nel 2027 si vede il “decalage” delle aliquote, e quindi conviene saperlo prima di partire, non dopo.
Se l’intervento riguarda l’abitazione principale e la spesa è sostenuta dal proprietario (o da chi ha un diritto reale sull’immobile), la detrazione è del 36% su un massimo di 96.000 € per unità immobiliare.
Negli altri casi (per esempio seconde case o immobili non adibiti ad abitazione principale), la detrazione scende al 30%, sempre con limite di 96.000 euro.
Come sempre, la detrazione si recupera in 10 quote annuali di pari importo.
Nota “redditi alti” (da non ignorare): dal 2025 esiste un limite complessivo agli oneri/spese detraibili per chi ha reddito oltre 75.000 euro, calcolato con un meccanismo che tiene conto anche dei figli a carico (e in certe situazioni della disabilità accertata). Quindi, se rientri in quella fascia, conviene verificare l’impatto sul tuo caso prima di pianificare la spesa.
Lo so: non è “intuitivo”. Però è così. E infatti, nella vita vera, la domanda giusta diventa:
“Sto ristrutturando la mia abitazione principale? E chi paga davvero le fatture?”
Perché basta spostare una di queste due leve e cambia l’aliquota.
Chi può richiedere la detrazione
In linea generale, può richiedere il bonus chi è soggetto a IRPEF e sostiene la spesa, su un immobile che possiede o detiene con titolo idoneo. In pratica, tra gli altri:
- proprietario o nudo proprietario
- usufruttuario / uso / abitazione / superficie
- inquilino o comodatario (con regole e documenti corretti)
- familiari conviventi e convivente di fatto
- coniuge separato assegnatario
- promissario acquirente (compromesso) in determinati casi
Il punto è sempre lo stesso: fatture e bonifici devono essere intestati in modo coerente a chi detrae.
Per quali lavori spetta il Bonus ristrutturazioni
Qui conviene essere ordinati, perché “fare lavori” non basta: conta la categoria di intervento.
Per le singole unità immobiliari la detrazione spetta, in generale, per:
- manutenzione straordinaria
- restauro e risanamento conservativo
- ristrutturazione edilizia
Per le parti comuni condominiali, oltre a queste, può rientrare anche la manutenzione ordinaria.
Tradotto: se stai rifacendo un bagno, una cucina, un impianto, o stai intervenendo in modo “strutturato”, spesso ci rientri.
Ma guai a dare per scontato: prima si inquadra l’intervento, poi si decide.
Come e quando pagare (la parte che fa perdere la detrazione a tanti)
Qui non serve essere “esperti”. Serve solo fare le cose nel modo giusto, senza improvvisare.
Per usufruire del bonus, in generale:
- si paga con bonifico bancario o postale “parlante”, finanziamento (causale, codice fiscale del beneficiario, P.IVA/codice fiscale di chi esegue i lavori).
- si conservano fatture, ricevute bonifici ed eventuali documenti edilizi (CILA/SCIA/permessi o dichiarazione sostitutiva se non necessari).
- quando previsto, si invia comunicazione ASL prima dell’inizio lavori (non sempre obbligatoria, dipende dai casi).
- per alcuni interventi con risparmio energetico/rinnovabili, si inviano dati a ENEA entro 90 giorni (e, in certi casi, la trasmissione tardiva non fa perdere il diritto).
Sconto in fattura e cessione del credito: oggi cosa succede
Negli anni scorsi è stato il Far West. Oggi, invece, in linea generale per questi interventi non è più possibile scegliere liberamente sconto in fattura o cessione del credito.
Quindi, nella maggior parte delle situazioni quotidiane, ragiona così: detrazione in dichiarazione, spalmata in più anni.
Attenzione: il “Bonus disabili 75%” per barriere architettoniche non c’è più
Questo è importante, perché molti lo danno ancora per scontato.
La detrazione del 75% per l’eliminazione delle barriere architettoniche era prevista per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025. Per le spese dal 2026 in poi, non risulta prorogata.
In pratica, se stai ragionando su quegli interventi, oggi ha senso valutare quali lavorazioni possano rientrare nel Bonus ristrutturazioni con le aliquote previste per l’anno in cui paghi.
I 5 errori più comuni (quelli che poi costano tempo e soldi)
Qui parlo della vita vera, perché, diciamolo, “sulla carta” è tutto facile.
- Bonifico sbagliato: manca un dato, oppure è intestato alla persona “sbagliata”. E poi iniziano le corse.
- Fatture non coerenti: paghi tu, ma fattura a un altro. Oppure viceversa. E dopo devi dimostrare tutto.
- Intervento inquadrato male: lavori che pensavi rientrassero e invece no (o rientrano solo in certe condizioni).
- Documenti lasciati al caso… finché va bene va bene, poi arriva la domanda e manca il pezzo.
- Partire senza un filo logico: “inizio e poi vedo”. È il modo migliore per generare varianti, extra-costi e stress.
Come si dice: meglio prevenire che curare. E in ristrutturazione questa frase non è un modo di dire: è proprio una regola di sopravvivenza.
Se stai ristrutturando a Venezia–Treviso: come rendere il Bonus un vantaggio, non un rischio
Il Bonus ristrutturazioni è utile, certo. Però da solo non “mette in ordine” il cantiere, non evita i pasticci e non ti protegge dagli imprevisti.
Quello che fa la differenza, quasi sempre, è un metodo chiaro: prima si definisce cosa fare, poi si mettono in fila pratiche, pagamenti, tempi e responsabilità. Insomma, un passo alla volta, senza farsi prendere dalla fretta.
Se vuoi approfondire anche la parte pratica di una ristrutturazione completa, guarda queste pagine:
Se stai valutando un lavoro tra quelli agevolati dal Bonus Ristrutturazioni,
Quellidicasa può essere la tua ditta di fiducia.
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Cosa succede dopo
- Raccolgo le informazioni essenziali sul tuo caso (immobile, lavori, tempi, obiettivi).
- Ti dico, in modo chiaro, quali passaggi servono per impostare correttamente lavori e pagamenti.
- Se ha senso, preparo un percorso operativo per evitare gli errori classici (quelli che fanno spendere due volte).
In poche parole: meno confusione, più controllo.
Nota: questa pagina è informativa e non sostituisce consulenza fiscale personalizzata. Le regole cambiano e alcuni casi hanno eccezioni: prima di impegnarti, verifica sempre il tuo scenario specifico.
